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Radiodervish, musica contro il razzismo

Sara Colantonio

“Negli ultimi tempi si sta fomentando la paura agendo sulle emozioni e gli istinti antichi della gente. Pensiamo di vivere in una società dove l'emergenza è quella dell'immigrazione, in realtà c'è già una seconda emergenza, che è quella dei figli degli immigrati, che arrivano a 18 anni e non hanno diritti, perché non hanno la cittadinanza italiana”. I Radiodervish sono un gruppo musicale nato a Bari nel 1997 e composto da Michele Lobaccaro e Nabil Salameh, artista di origini palestinese. Come vedono l’Italia, dal punto di vista dell’immigrazione e del dialogo interculturale?


Dal 1997 i Radiodervish cercano di mescolare tutte le sonorità del Mediterraneo. I loro testi in italiano, arabo, inglese e francese parlano dell’Occidente e dell’Oriente, di amore, di religione, e con la tipica malinconia e dolcezza di chi è esule affrontano il tema dell’immigrazione. Nabil, il cantante, è di origine palestinese. Nel 1948 la sua famiglia fu cacciata da Jaffa in Palestina dai bombardamenti israeliani, e fu costretta a ricostruirsi un’esistenza in un paese straniero. Nel loro cd-dvd “Amara terra mia”, ci sono anche brani tratti da “Io vittima del Cpt” di Giovanna Boursier e da “Lettera ad un kamikaze” di Khaled Foud Allam, nonché da “Nathan il saggio” di Gotthold Ephraim Lessing.

Chiediamo a Michele Lobaccaro – lui e Nabil Salameh sono i fondatori del gruppo – come vedono la situazione italiana di oggi, rispetto all'immigrazione e al dialogo interreligioso: “Negli ultimi tempi c'è un atteggiamento utile ai giochi di potere e al mercato del voto politico, che sta diventando prevalente, quello del fomentare la paura agendo sulle emozioni e gli istinti antichi della gente, per cui naturalmente le situazioni in cui si trovano le nostre città possono essere lette come situazioni di disagio invece che di ricchezza. Per determinare emergenze uno dei modi più facili è creare dualismi soprattutto in campo religioso, cattolici contro musulmani, per esempio. L'Islam non è uno solo – aggiunge – Sono tanti, così come di Cristianesimo non ce n'è uno solo. L'appartenenza religiosa è soltanto una delle tante appartenenze che può avere una persona”.

La diversità è una ricchezza, non bisognerebbe averne paura: “Anche la religione può essere un'occasione per conoscerci, per esempio attraverso il suo aspetto quotidiano, come le usanze o il modo di pregare. Pensiamo di vivere in una società dove l'emergenza è quella dell'immigrazione, in realtà c'è già una seconda emergenza, se vogliamo chiamarla così, che è quella dei figli degli immigrati, che arrivano a 18 anni e non hanno diritti, perché non hanno la cittadinanza italiana – aggiunge Lobaccaro – Questa condizione al momento investe migliaia di ragazzi: sono nati in Italia, hanno studiato in scuole italiane, conoscono perfettamente la nostra lingua, hanno la formazione culturale tipica di un italiano però poi non sono cittadini italiani. La nostra cultura deve avere la capacità di essere pronta a recepire queste energie nuove, ad aprirsi ad una realtà che già è presente”.

Il 3 ottobre è stata la data di partenza del progetto “Le Porte dell'Occidente”: fino alla fine del 2009 si terrà, all'interno del castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari, un workshop permanente articolato in seminari, incontri, concerti e rassegne video, dove si cercherà di far conoscere ed incentivare il dialogo tra le aree culturali che fanno capo a Cristianesimo, Ebraismo ed Islam. Il progetto è nato su iniziativa di Teatri Abitati, ed è stato proposto dal Teatro Pubblico Pugliese, finanziato attraverso l’Accordo di Programma Quadro “Sensi Contemporanei” e sottoscritto dalla Regione Puglia, Assessorato al Mediterraneo, dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

I Radiodervish sono i “direttori artistici” dell'iniziativa: “Coinvolgeremo gruppi di studenti, i quali seguiranno tutto il percorso della costruzione del nostro prossimo disco, che incideremo qui, un disco che sarà ispirato alla Terra Santa. Il castello ospiterà gli artisti israeliani e palestinesi che suoneranno nel nostro cd, quindi non solo i ragazzi, ma anche la popolazione locale avrà occasione di assistere, di collaborare, di partecipare ai seminari condotti da questi artisti. Nel nostro piccolo cercheremo di contribuire ad allargare la visione, a far fare nuove esperienze sia ai ragazzi che agli adulti”. L'integrazione tra le culture ha un processo profondo e lungo, ma, secondo i Radiodervish, “anche inesorabile”: “Poi se riusciremo ad avere professori, docenti, operatori culturali e giornalisti sensibili e preparati tutto accadrà molto più velocemente e in maniera più armonica. I flussi migratori non si possono fermare con i muri, con le leggi anti-immigrazione fatte sulla base delle paure, ci vogliono delle politiche anche culturali che creino una gestione del fenomeno del necessario allargamento della realtà italiana”.

Quest’anno hanno deciso di partecipare alla Fiera del Libro di Torino, nonostante le polemiche che hanno accompagnato la scelta di Israele come ospite d’onore: “È importante secondo noi non ideologizzare questi conflitti e invece, attraverso un rapporto umano, faccia a faccia, imparare a conoscere l'altro al di là del pregiudizio – ci racconta Lobaccaro – Sulla Fiera del Libro si era creata una polemica che aveva troppi elementi ideologici e abbiamo voluto testimoniare con la nostra presenza che un dialogo è possibile, che non si deve rimanere chiusi in sentimenti come l'odio e il rancore. Con l'idea del boicottaggio si finiva per non dar voce a quegli scrittori che invece proprio su queste tematiche stanno lavorando, che stanno cercando di stabilire dei contatti con le altre culture, e che quindi sono forse la parte più aperta della società israeliana in questo momento. È più giusto quindi valorizzarla che negarla”.

30 Oct 2008

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