Donne
«Così diamo una speranza alle donne del Bangladesh»
“In Asia la devalorizzazione della donna resta ancora un grave problema e la storia del continente continua ad essere segnata da scontri etnici e religiosi”. Per questo Kamal Ahmad ha fondato in Bangladesh la Asian University for Women, dove viene “coltivato il potenziale di leadership delle donne e in cui si insegna un nuovo senso di tolleranza”. In quest’intervista racconta del suo progetto e di come, grazie alle borse di studio che ricevono, studentesse da tutta l’Asia stanno imparando ad aspirare a diventare qualcosa di diverso da quello che sono state le loro madri.
Il ritorno di Lilith nella Repubblica debole del silicone
“Io sono Lilith, la dea delle due notti che ritorna dall’esilio...Irresistibile è il mio fascino perché i miei capelli sono corvini e lunghi, e di miele sono i miei occhi. La leggenda narra fui creata dalla terra per essere la prima donna di Adamo, ma io non mi sono sottomessa”. Esce in Italia “Il ritorno di Lilith” (edizioni Asino d’Oro, traduzione di Oriana Capezio), l’opera integrale della poetessa libanese Joumana Haddad fondatrice della rivista trimestrale Jasad.
Million dollar babies a Kabul
Fino al 2001 lo stadio nazionale di Kabul veniva utilizzato dai talebani per le esecuzioni pubbliche di donne e uomini, ora per le prime boxer afgane rappresenta la salvezza. L’allenamento è faticoso e reso ancora più duro dai mille strati di indumenti che le ragazze sono obbligate a indossare, velo compreso. Ma più forte è il desiderio di realizzare il loro grande sogno: essere ammesse ai giochi olimpici di Londra 2012.
Attenti a Riad, in video ma non giornaliste
Il mio obiettivo nel presente articolo – scrive Naomi Sakr – è quello di valutare fino a che punto la condizione personale e politica delle donne in Arabia Saudita sia stata rinegoziata attraverso i media. Per fare ciò, disponiamo di due insiemi di elementi contraddittori. Il primo indica che, tra il 2004 e il 2006, la visibilità delle donne nel mondo dei media sauditi è aumentata in modo considerevole. Il secondo suggerisce invece che, malgrado l’aumentata visibilità, nella condizione lavorativa delle donne giornaliste si sono verificati ben pochi cambiamenti.
Stereotipi forzati
Nonostante negli ultimi decenni in tutto il mondo occidentale la donna abbia migliorato la propria posizione nella società secondo le più recenti statistiche, la televisione non è ancora in grado di cogliere a pieno questa evoluzione. Anche quando le donne sono in Tv continuano a essere vittime della cosiddetta «tirannia della bellezza», per cui sono più i loro corpi che le loro opinioni a essere rappresentate.
In Italia, tra donne e Tv fine di un’alleanza
Le donne italiane sono diventate sempre più libere ma sempre meno uguali in diritti. Da un’idea paternalistica di emancipazione della donna come madre e lavoratrice, affermatasi fra gli anni Cinquanta e Sessanta, si è infatti passati a una sempre maggiore eroticizzazione del corpo femminile, a partire dagli anni Novanta. La televisione segue questa parabola: da un paternalismo sociale si è passati a un patriarcato economico globale dalle sembianze neo-populiste.
Il sesso via webcam in Arabia
In Arabia Saudita, nella culla del wahabismo, si va diffondendo tra le giovani un nuovo fenomeno: gli spogliarelli via webcam. Le ragazze, nell’intimità della propria camera, si esibiscono in strip tease, nascondendo solo il volto, per far piacere ai 300 uomini che ogni giorno le guardono incitatondole con messaggi via chat a non fermarsi e a scoprire tutto il corpo. “La spiegazione del fenomeno è semplice” spiega Samira al-Ghamadi, psicologa saudita intervistata dalla televisione libanese: “Se una donna è maltrattata e umiliata dal marito, non è sorprendente che una volta lontano da occhi indiscreti, cerchi su Internet quell’ammirazione che il marito chiaramente le nega”.
Quelle voci che sostengono Obama
Cento anni di lotta femminista circondavano il presidente americano e risuonavano nelle sue parole durante il discorso tenuto all’Università del Cairo. Il 4 giugno 2009 è stata la voce di una donna a risuonare nell’ Aula Magna dell’Università del Cairo per annunciare “il presidente degli Stati Uniti d’America”. Nel corso dell’ultimo secolo, le donne egiziane, grazie alle loro iniziative, hanno conquistato molti diritti ed hanno accresciuto la libertà di occuparsi della propria vita e di fare le proprie scelte.
Kuwait, arrivano le donne
Quattro ce l'hanno fatta, nonostante la dura campagna elettorale dei conservatori. Sono le prime quattro donne ad entrare nel parlamento kuwaitiano. Secondo uno studio sui diritti politici della donna pubblicato dall’università del Kuawait e riportato dal quotidiano panarabo Sharq el Awsat, tuttavia, l’idea generale dei parlamentari maschi sulla partecipazione politica delle donne (il 44.5% della forza lavoro del paese) rimane in gran parte legata all’assunto che l’Islam non assicura la parità dei sessi e che la donna è sottoposta alla tutela dell’uomo: un concetto legato sia alla religione che alla cultura tribale, fortemente radicata in Kuwait.
La legge talebana non è quella del Corano
A paragone del dibattito giuridico dei pionieri del diritto islamico, questa rivendicazione della sharia è assolutamente lontana dal palese significato delle fonti fondamentali dell’islam. Il Maometto delle sure non ha mai alzato la voce contro alcuna delle sue mogli: il Corano testimonia, anzi, il contrario. Egli fu un marito affettuoso e un padre amorevole per le sue figlie. Nel Corano, il matrimonio è presentato in termini di serenità e di amore reciproco; marito e moglie si completano. Sono una cosa sola. La sharia, dopo tutto, non è che l’interpretazione storica del Corano espressa secondo norme medievali a cui il Corano stesso si oppone.
Un movimento globale alla ricerca dell’uguaglianza
Negli ultimi due decenni, le donne musulmane, assieme alle altre donne interessate, come le femministe, le attiviste in favore dei diritti umani e della democrazia, hanno dato vita a reti diffuse a livello globale, forum e associazioni che, in aggiunta alle iniziative locali, si sono impegnati nella lotta per il raggiungimento dell’uguaglianza giuridica e funzionale all’interno della famiglia. Le moderne tecnologie dell’informazione, l’immediata interconnessione attraverso internet, i manuali, i libri, gli articoli e gli opuscoli sono il mezzo attraverso cui le idee e le prassi dell’uguaglianza si diffondono all’interno della famiglia composta da musulmani e da musulmani e fedeli di altre religioni, raggiungendo donne appartenenti a tutti gli ambienti,dalle élite ai ceti meno elevati, residenti nelle città e nelle campagne, nel tentativo di offrire a tutte un’opportunità.
Le “mourchidates” e le contraddizioni del Marocco
All’interno del nuovo contesto della riforma del Codice di Famiglia e nel dibattito nazionale sulla compatibilità tra islam e le verità universali dei diritti delle donne, a queste ultime viene offerto un nuovo spazio simbolico in seno all’autorità religiosa al fine di promuovere le ragioni islamiche in favore dell’uguaglianza di genere. Subito dopo gli attentati terroristici di Casablanca, il ministro degli Affari islamici, sotto la supervisione del re, ha avviato un vasto progetto per la riforma della sfera religiosa che vede il coinvolgimento delle donne nel tentativo, da parte dello Stato, di gettare le basi e ridare vita all’ “islam marocchino”. Tuttavia, questa nuova responsabilità non prevede in alcun caso che l’accesso di uomini e donne agli spazi sacri, come le mosche, debba diventare del tutto paritaria.
Le prime vittime dell’islamofobia
La differenza culturale e religiosa è divenuta nuovamente simbolo, mezzo secolo dopo la Shoa, di un’alterità radicale e inassimilabile di cui le donne, loro malgrado, costituiscono uno dei bersagli privilegiati. Sia perché la loro apparenza contribuisce immediatamente a dotarle di una connotazione ben precisa – come “musulmane”, appunto – sia perché, frequentando molto più degli uomini luoghi pubblici (come i mercati, i negozi, le scuole, ecc.), si trovano a interagire maggiormente con gli altri.
Un universo plurale
La condizione della donna musulmana è oggi più che mai un elemento cruciale non solo nelle politiche degli Stati musulmani, ma anche in quelle degli Stati dove i musulmani sono minoranze in crescita. Il corpo femminile è infatti al centro di un dibattito che va ben oltre le donne stesse e che riguarda temi cruciali per il nostro tempo, quali i rapporti dell’Islam con la democrazia e con l’Occidente; la definizione di cosa sia oggi la cittadinanza; le caratteristiche degli stati postnazionali; la natura delle relazioni internazionali, come dimostra l’uso dell’immagine femminile tanto nei progetti di cooperazione quanto nelle guerre in corso.
La poligamia nel diritto di famiglia
L’emancipazione della donna nel mondo arabo passa anche e soprattutto per le modifiche al diritto di famiglia, dalla poligamia al diritto al divorzio. Una panoramica sui vari casi nazionali, con particolare attenzione a Tunisia, Marocco e Egitto. Anche se la Tunisia è oggi l’unico paese ad aver formalmente vietato poligamia e ripudio, in molti altri paesi islamici si cerca comunque di porre ostacoli procedurali a queste pratiche. Come in Siria e Giordania e, in misura minore, Libia e Algeria.
La donna velata e l’Islam politico globale
“Il velo ci appare come una regressione, ma solo se concepiamo il progresso teleologicamente e linearmente come un muoversi verso la secolarizzazione”. La filosofa della politica di Yale Seyla Benhabib ha discusso a Genova il tema della rivendicazione dell’identità culturale nello scenario dell’Europa contemporanea. In occasione della sua lecture, pubblichiamo qui una sua conversazione con Giancarlo Bosetti, direttore di Reset.
Emma Bonino alle autorità afghane: "Revocate subito la legge contro le donne!"
Emma Bonino, vicepresidente del Senato italiano, già ministro e commissario europeo, ha promosso questo appello: "La legge di famiglia per gli sciiti firmata dal Presidente Karzai rappresenta un gigantesco passo indietro per i diritti umani delle donne afghane: reintroducendo discriminazioni inaccettabili, autorizza formalmente la violenza contro le donne legalizzando di fatto lo stupro da parte del coniuge e nega uguali diritti in materia di custodia dei figli, istruzione, lavoro e cure mediche. L'approvazione di questa legge deve essere respinta con fermezza. Noi sottoscritti ci appelliamo: al Parlamento afghano affinché abroghi questa legge; al Presidente afghano affinché la revochi; a tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani affinché esprimano il loro forte sostegno a favore delle donne afghane".
Per sottoscrivere l’appello scrivi a: resetmag@tin.it
Mutilazioni genitali. Italia maglia nera d’Europa
Maria Chiara Lucchetti è medico, responsabile dell’Ambulatorio di ginecologia pediatrica e adolescenziale all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e Fellow of the International Federation of Pediatric and Adolescent Gynecology. «I dati più aggiornati di fonte OMS – spiega – affermano che sono tra 100 e 140 milioni le bambine, ragazze e donne nel mondo che hanno subito una qualsiasi forma di mutilazione genitale. L'Africa è il continente in cui il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili (MGF) è più diffuso. La pratica delle MGF è documentata in 27 paesi africani e nello Yemen». Ma il tema, purtroppo, tocca da vicino anche il nostro paese.






