L’Italia e il razzismo. Tu che ne pensi?

Giancarlo Bosetti

I recenti casi di cronaca hanno riportato all’attenzione dell’opinione pubblica italiana il problema dell’integrazione. Siamo un paese razzista? Gli immigrati cinesi sono oggetto di stereotipi e leggende, mentre negli stadi di calcio gli ultrà rivendicano spesso con orgoglio l’eredità fascista. Chi sono i nostri “selvaggi da tenere a freno”? Giancarlo Bosetti, direttore di Reset, è intervenuto a riguardo sul sito di Telecom, Avoicomunicare.it. Tu che ne pensi? Se vuoi dire la tua, puoi commentare l’articolo di Bosetti a questo indirizzo: Avoicomunicare.it.


Dal sito Avoicomunicare.it

Essere diversi nell'Italia di oggi

“Muori sporco negro, hai rubato l’incasso”. L’assassinio di Abdul è cronaca dura dei nostri giorni. È accaduto a Milano, è mostruoso. Certo non rappresenta l’essere degli italiani, ma quando diciamo che è un caso limite una voce interiore ci interroga per accertarsi che non stiamo cercando di consolarci. Altri maledetti episodi raggiungono le cronache: ghanese picchiato dai vigili, “Emmanuel negro”, inchieste e polemiche a Parma. E poi l’inferno di Castelvolturno, cinque neri massacrati da criminali locali.

Ma anche a leggere le pagine di una bellissima inchiesta di Riccardo Staglianò e Raffaele Oriani sui cinesi («I cinesi non muoiono mai», Chiarelettere) vien fuori che fioriscono gli stereotipi e le leggende metropolitane anche sui «musi gialli». E poi i giovani italiani musulmani raccontano sul web che il mese del ramadan è stato quest’anno pieno di tensione e di brutti episodi, insulti, muri imbrattati. E ancora: da che pianeta vengono questi tifosi che accompagnano la nazionale di calcio recitando la parte dei nazi e dei fasci?

Sono convinto che nessun popolo sia per vocazione razzista e altrettanto che nessun popolo sia fatto di angeli dell’accoglienza. I comportamenti peggiori e migliori sono conseguenza anche di situazioni di fatto, di politiche sbagliate, estreme, scriteriate. E tuttavia, come dice un grande filosofo canadese contemporaneo, Charles Taylor, «ognuno ha i suoi selvaggi da tenere a freno». Mi chiedo: ma chi sono i nostri «selvaggi»? da dove vengono, chi li ha nutriti? Voi ne conoscete? Aiutiamoci a capire quel che succede.

Ci stiamo sbagliando? O sta diventando davvero difficile, nell’Italia di oggi, essere diversi, di diverso colore, diversa lingua, diversa fede?

27 Oct 2008

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